La bambina dietro il parafuoco

Un’altra piccola storia di nonna Maria, per la quale non ho  pezze d’appoggio se non il filo della memoria (e quindi è meglio che la scriva il prima possibile…). Maria Loeffler Novi Lena Galantini ha sempre amato la musica. Da giovane sposa frequentava l’Augusteo a Roma, da sola visto che Enrico era sordo (o quasi).

Mi ricordo che a Natale (anzi, il pomeriggio del 24 dicembre), quando mia madre si metteva al pianoforte e intonava gli accordi di Stille Nacht (che nonna ci aveva insegnato rigorosamente in tedesco e che noi cantavamo a pappagallo, senza capire nulla), nonna Maria era la prima a intonare la melodia con la sua voce da soprano un po’ sfiatato (del resto aveva già una certa età…) e noi ragazzi ci guardavamo con aria complice, ammiccando e trattenendo il sorriso. Poi, finito il coro, si apriva la porta della stanza da pranzo e, sul tavolo, c’erano i regali del “Gesù Bambino dei nonni”, che, grazie a una speciale licenza, arrivava mezza giornata prima del dovuto.

Questo amore per la musica lo ebbe fin da piccola. Avrà avuto cinque-sei anni, quando succedeva quello che adesso vi racconto, così come lei lo raccontò a me.

Johann Loeffler

Adorava il padre, Maria (come ogni bambina che si rispetti). Papà Johann era il suo mito, soprattutto quando si metteva al pianoforte in salotto e, con la sua voce di baritono, intonava un lied dopo l’altro, probabilmente si trattava di Schubert.

Maria intorno ai 6 anni

Questo però lo faceva soprattutto la sera, quando le bambine buone vanno a dormire. Ma Maria era una bambina intraprendente e, quando sentiva i primi accordi, sgattaiolava quatta quatta in salotto e si nascondeva dietro il parafuoco del camino per ascoltare il suo babbo cantare le immortali melodie del genio viennese.

Sì, lo so,  la storia fa acqua da più parti. L’ho capito soprattutto quando sono venuto a vivere in campagna, e ho visto quanto sporca un camino… E poi, è mai possibile che Johann non si accorgesse di nulla?

In realtà – dando per buona (oltre che bella) la storia di nonna – è facile che lui la vedesse ma giocasse con lei, e contento dell’amore della figlia per la musica (e, perché no?, per la sua interpretazione) facesse finta di non accorgersi di nulla. Per magari fare poi finta di vederla, rimproverarla, ma solo un poco, e darle il bacio della buona notte.

Certo, a ben pensarci, è una storia proprio d’altri tempi. Tempi nei quali la musica faceva parte  della propria vita in un modo diverso da oggi: la si studiava da piccoli e la si faceva poi con gli amici; magari se ne conosceva di meno, ma la si conosceva meglio, dall’interno.Una storia così, oggi, sarebbe assai meno credibile.

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