I due generali

Mio padre mi raccontò la storia (che doveva aver sentito da suo padre) dei due fratelli Lopez, generali di due eserciti diversi. La storia era più o meno questa. Avevano iniziato entrambi come militari nell’esercito pontificio. Ma, dopo il 1848, uno era andato a combattere con i piemontesi e così, nel 1870, si trovarono a militare sotto opposte bandiere, uno impegnato nella difesa di Roma, l’altro nell’esercito italiano che l’attaccava. Dopo il 20 settembre i due fratelli generali andarono a vivere insieme, il vincitore e il vinto, uniti dall’affetto ma con una convivenza difficile per le ovvie tensioni (e le prese in giro) dovute all’epilogo della loro vita militare.

Mi è sempre sembrata una storia bellissima, degna di una grande penna e, perché no, di un film, una delle epopee romanesche di Luigi Magni. Ma siccome la storia ormai la so solo io, e quelli a cui l’ho accennata, spetta a me provare a parlarne…

In questi giorni sono andato a vedere nel mio mucchio di carte per vedere se trovavo delle pezze di appoggio a questa storia. E qualcosa c’è. Anzi più di qualcosa. Innanzitutto in una lettera di Palmira Salvi a zio Adriano (erano cugini ma con quindici-vent’anni di differenza) si fa riferimento all’episodio dei “due generali”. E si parla anche di una tavola di marmo dove sarebbero scritti i nomi dei generali che accompagnarono Vittorio Emanuele II nel suo ingresso nella capitale. Ma il nome suggerito è più che improbabile: Palmira accenna a Carlo Lopez (zio di quel Vincenzo che era il nonno di mio nonno), ma non è possibile che uno dei due fosse proprio lui, perché morì nel 1832. Potevano allora essere i figli di Carlo, Filippo e Luigi, nati tutti e due all’inizio del secolo, e tutti e due alti (altissimi) ufficiali nell’esercito pontificio, sui quali zio Adriano aveva fatto  qualche ricerca. Ma nessuno dei due aveva mai lasciato Roma e quindi, anche qui, non potevano essere loro la coppia di fratelli-coltelli. E del resto Luigi, il più anziano (era nato nel 1801) era andato in pensione nel 1858, dopo aver comandato, da colonnello, proprio il corpo d’artiglieria (come, prima di lui, suo padre Carlo).

Filippo, invece, era perfetto per la parte del “fratello sconfitto”: nato nel 1803, dopo una lunga carriera anche lui in artiglieria (i due fratelli erano entrati nell’arma come “figli di truppa” a 12-13 anni, sotto il comando del padre Carlo, anch’egli colonnello ed eroe nella campagna del 1797: pare ricevette molti complimenti dal nemico che lo fece prigioniero, un certo Napoleone Bonaparte), Filippo Lopez aveva avuto il comando generale della piazza di Roma nel 1867. Il 20 settembre 1870 faceva parte del comitato di difesa e “le sue cognizioni militari furono utilissime in quel giorno” (come scrive Paolo Della Torre nei suoi “Materiali per una storia dell’esercito pontificio”). Caduta Roma e tornato dalla prigionia, questo “dotto e vecchio ufficiale superiore si ritirò a vita privata” per poi morire nel dicembre 1871.

Lo "stato matricolare" di Tito Lopez nel diario di suo fratello Vincenzo

Ma se è lui il “fratello sconfitto”, chi è il fratello (che a questo punto fratello non poteva essere) vincitore? La risposta è nelle carte: il vincitore può essere, probabilmente è, il cugino, Tito Lopez-Celly, fratello minore del trisavolo Vincenzo. Cito dal quaderno di Vincenzo Lopez, dove c’è una pagina dedicata alla “Storia di mio fratello Tito. Stato matricolare”. Nato nel 1808, Tito inizia la sua vita militare nella fanteria pontificia, il 1° ottobre 1831, un anno dopo, già divenuto sottotenente, (più precisamente il 28 ottobre 1832) viene decorato con la medaglia d’oro durante la campagna in Romagna. Promozione dopo promozione, diviene capitano di 3a classe nel 1847. Ma nel 1849 viene licenziato per motivi politici (evidentemente aveva combattuto per la Repubblica Romana). Fa ricorso, viene allora mandato in pensione con un grado in meno e il divieto di indossare la divisa. Nel 1859 sceglie di lasciare Roma ed entra nell’esercito italiano con il grado di capitano. Nel 1865 è nominato maggiore generale e nel 1866, comandante delle truppe nella provincia dell’Aquila, viene “posto in disponibilità” e insieme gli vengono date le insegne di Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Fin qui il quaderno di Vincenzo. Che non parla del 1870. Anzi, quel “posto in disponibilità” farebbe pensare alla fine di una carriera. Ma Ugo Pesci, nel suo “I primi anni di Roma Capitale (1870-1878)” parla del generale Tito Lopez, comandante generale della Guardia nazionale, già distintosi contro il brigantaggio come colonnello comandante di zona. E dunque la sua carriera non era finita in quel 1866 e, dato che morì nel 1884, è assai probabile che abbia partecipato anche alla presa di Roma e che, dopo, sia andato a vivere con il cugino, essendo tra l’altro entrambi scapoli.

Il generale Tito Lopez

Pesci lo descrive come un uomo spiritoso: “Il generale Lopez era un eccellente patriota e un fior di galantuomo, ma nel tempo stesso un originale che, a cavallo, di fronte alle legioni, in alta e perfetta tenuta di parata, era capace di uscir fuori con qualche amena o salace tirata romanesca, davanti alla quale non v’era legione romana, antica o moderna, che potesse conservare la serietà e la compostezza richieste dai regolamenti alla truppa sotto le armi”.

E se Tito era così, niente di più facile che qualche amenità o qualche battuta salace la riservasse anche a Filippo, il cugino sconfitto, se davvero vissero assieme. A questo punto mi sembra un’eventualità assai probabile. E del resto questa storia è troppo bella per non essere vera.

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2 risposte a I due generali

  1. daniela ha detto:

    La storia è sempre bellissima e come la racconti qui anche più comprensibile. Stai diventando un vero segugio! Il generale “spiritoso” è una vera chicca!

  2. enricogalantini ha detto:

    L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Una storia troppo bella per non essere vera. Una storia che non dovrebbe restare nel recinto delle “storie di famiglia”. Quella dei due cugini generali (o colonnelli, o qualunque grado avessero) dei due eserciti avversari che vanno a vivere insieme dopo la presa di Roma mi è sempre parsa una storia degna di una grande penna. Purtroppo s’è dovuta accontentare della mia. La ribloggo per farla conoscere un po’ di più.

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