Perché di me memoria resti dell’anno 1906

Ancora su Maria. Un quaderno con tanti fogli bianchi, intervallati con delle stampine colorate di fiori e paesaggi “romantici”. E, non all’inizio, ma dopo poco, una “fotina” ritagliata di Maria sedicenne (con un cappellino che a me, profano nella materia, ricorda un piatto di frutta) sopra una scritta obliqua a tutta pagina: “Perché di me memoria resti dell’anno 1906”. Firmato (sulla “fotina”) Mimy, come amava farsi chiamare la giovane Löffler.

Un quaderno di ricordi, insomma, sul quale fare scrivere amiche e compagne di scuola di Milano e, qualche anno dopo, nel suo soggiorno a Londra del 1912, anche amici e amiche incontrati nell’allora capitale del mondo.

I “ricordi” degli anni 1906-1908 sono pochi, lunghi e abbastanza seriosi, come si confà a delle sedicenni di buona famiglia che già sanno che dopo la scuola ciascuna andrà per la sua strada e sarà difficile mantenere i contatti quando ci si sposerà e si metterà su famiglia, magari in un’altra città.

Il "ricordo" di Giuseppina Majocchi...

... e quello di Giuseppina Ester Guscetti

C’è chi con stile un po’ crepuscolare si domanda più volte “Che ne sarà di noi?” per poi concludere. “Qualunque cosa accada, che il tempo e le cose ci dividano, mutino i nostri volti e i nostri cuori, queste pagine resteranno a testimoniare un’amicizia forte e sincera, un’amica buona e leale”. L’autrice di questo ricordo si chiama Sandra Luporini e, non a caso, sceglie per sé le ultime due pagine dell’album.

Il "ricordo" di Sandra Luporini

La più simpatica tra le compagne è Adele Somaruga che sceglie tutt’altro registro, un po’ da maschiaccio. L’attacco è puro Fogazzaro: “Di’, Löffler, l’è mei dì: I shall go o I will go? Come si traduce: La miss è un’oca?” E continua: “Altro che ti ricorderai della Somaruga!  È impossibile che, pensando alla scuola, non ti si presenti alla mente l’immagine, forse lontana, della compagna del banco dietro al tuo, che, ora ti tirava il codino, ora ti cacciava la punta della matita nella schiena, ora ti faceva ridere ricordandoti la signora Sardelli che ballava sulla corda”. Anche la chiusa è in tono: “T’auguro una vita felice e ti stringo la mano, tanto da farti gridare: ahi!” .

Tutta un’altra aria nei “ricordi” londinesi. Citazioni, aforismi, frasi un po’ a effetto in inglese, francese e tedesco. Niente piccolo mondo antico, qui si respira aria di metropoli…

Quella che più mi piace è la pagina che leggete qui sopra di Amy Proctor, che sfoggia un bel cappellone e guarda diritta e sorridente in macchina. “È duro andare avanti dritti in un mondo che è così rotondo!!”  scrive. E sotto: “La felicità non può essere trovata. Dobbiamo crearla noi per noi stessi”.

Centocinque anni dopo, un nipote di Mimy (il sottoscritto) legge in un dotto e approfondito articolo pubblicato su non ricordo più quale rivista che ciò che viene messo su Internet non scompare più.

E allora, per dare seguito al desiderio espresso dalla sedicenne di allora, non mi resta che chiudere la copertina in pergamena lucida dell’album, con i suoi due fiori, forse viole del pensiero, in velluto rosa carico. E, dopo aver spostato il puntatore sul tasto “pubblica”, dare un colpo di dito medio sul trackpad. Che sia fatta la tua volontà, nonna Maria. Che resti per sempre, nell’ipermondo della rete, memoria di te e delle tue amiche.

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Una risposta a Perché di me memoria resti dell’anno 1906

  1. enricogalantini ha detto:

    L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Che sia fatta la tua volontà, nonna Maria. Che resti per sempre, nell’ipermondo della rete, memoria di te e delle tue amiche.

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