Il vento del nuovo nella Roma del 1870

Chi frequenta queste pagine sa che uno dei nodi (meglio: “il” nodo) di tutta la vicenda di Enrico è il non rapporto con il padre: i genitori si separarono più o meno quando lui nacque e, quando la madre Ernesta morì (lui aveva allora solo sette anni), tutti i fratelli e le sorelle andarono a vivere con il padre Luigi, mentre lui, Enrico, venne cresciuto dalla famiglia Chierici.

Che cosa ci fosse dietro la separazione, non lo sappiamo con esattezza né lo sapremo mai, a meno che non escano fuori documenti che non saprei nemmeno dove cercare. C’era un altro uomo? Appare evidente che Tito Chierici (più o meno coetaneo, probabilmente un po’ più giovane di Ernesta) nutrisse per lei una vera e propria venerazione, ma è sufficiente questo per dire che ne fosse anche l’amante? Ed Enrico fu forse, assieme al gemello Eugenio morto poi a tredici mesi, il classico “figlio della colpa”, per questo rifiutato dal padre? Anche qui si possono fare solo supposizioni. Enrico assomigliava certo alla madre (e sua sorella Corinna, in una foto fatta a età avanzata, era anch’essa identica a lui). Somiglianze con Tito Chierici francamente non ne vedo. Se somigliasse o no al padre non so e non posso dire, visto che di Luigi Galantini non è rimasta traccia  tra le carte e le foto di mio nonno Enrico.

Su questa materia mi arrovello da un po’ e solo da poco ho cominciato a riflettere sulla coincidenza tra alcune date che forse possono aiutare a gettare un po’ di luce su questo dramma familiare. Ernesta sposò Luigi nel 1863: lei aveva 19 anni, lui 41, più del doppio. Il di lei genitore, quasi sessantenne, aveva evidentemente fretta di “piazzarla” con un “buon partito”. E Luigi, che nello stato delle anime dell’anno 1859 (quando trentasettenne viveva ancora con il padre e la madre) viene definito “esattore”, evidentemente lo era. Ernesta, come tutte le donne dell’epoca, sfornò un figlio dopo l’altro: nel 1873, prima di compiere trent’anni, ne erano già nati cinque.

Ma in quegli anni a Roma successe una vera e propria rivoluzione. Con la presa di Porta Pia entrò sicuramente una ventata d’aria nuova in una città che negli ultimi vent’anni Pio IX, dopo lo choc della Repubblica Romana, aveva progressivamente chiuso al mondo con quello che uno storico dell’epoca definì “un insano e violento modo di governo”. Al di là della speculazione edilizia, che cambiò (non sempre in meglio, per usare un eufemismo) il volto della città, dopo il 1870 arrivarono persone nuove, idee nuove, una ventata di modernità che certo non fu senza conseguenze per la vita dei romani, almeno di quelli che per status e situazione economica potevano partecipare alla vita culturale della nuova capitale d’Italia.

Mi piace pensare che la bisnonna Ernesta, che nel 1870 aveva 26 anni, sia rimasta colpita positivamente da questo vento di novità. Come è forse troppo facile ritenere che suo marito Luigi, quasi cinquantenne, sicuramente più legato al vecchio regime, non foss’altro che per ragioni anagrafiche, ne rimase invece turbato.

Nel 1875, come abbiamo visto in un altro post, venne a Roma da Firenze Luigi Chierici. Patriota, esule per undici anni in Turchia dopo la caduta della Repubblica Romana, medico, docente di Igiene sociale (la disciplina da lui fondata), conferenziere, era un convinto fautore dell’emancipazione femminile (fondò il primo istituto di instruzione superiore per donne del nostro paese). Non so come Ernesta venne in contatto con Chierici e la sua famiglia: se tramite amici, se dopo una conferenza, o forse addirittura con un incontro casuale. Chissà. Certo è facile pensare che il nuovo clima culturale, questo incontro e le idee di Chierici abbiano portato cambiamenti importanti nella vita di questa giovane signora benestante, una nuova consapevolezza di sé, al di là del suo ruolo di “fattrice” cui il padre e il marito l’avevano destinata. E che questo non sia piaciuto al marito, che vedeva sfuggirgli di mano una donna che probabilmente non capiva, né voleva capire.

Lo so, sto romanzando un po’ il tutto. Ma alle origini della separazione tra i due coniugi nel 1881 (cui probabilmente non fu estranea anche la morte di due dei primi figli, Augusto, morto a dieci anni nel 1877 e Costanza, a quattordici, nel 1881) ci potrebbero essere anche, nel background, questi cambiamenti, sicuramente acuiti dalla differenza d’età tra i due coniugi. Certo, resta il mistero del piccolo Enrico ripudiato dal padre, cosa difficilmente spiegabile se non con problemi (veri o supposti) di paternità da parte di Luigi. Ma questo resterà probabilmente un mistero irrisolto.

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Una risposta a Il vento del nuovo nella Roma del 1870

  1. Tarcisio Tarquini ha detto:

    può darsi, del resto nuovi tempi portano nuovi amori.

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