Sfida al ministro

Ancora a proposito di coincidenze. Tempo fa, quando mi sono imbattuto nella via dedicata a Luigi Chierici a Cantalupo, sono andato su Google a fare una ricerca sulle parole “via” “Luigi” “Chierici”. Tra i risultati comparsi, c’era quello di un’ “Azione di Luigi Chierici al R.Ministro dell’Istruzion Pubblica”. Cliccandoci sopra sono arrivato su Ebay dove ho visto che si trattava di uno scritto di Chierici, di quaranta pagine, in vendita al modico prezzo di venti euro (più tre per la spedizione). Essendo la cifra, nonostante i rovesci delle borse internazionali, alla portata delle mie tasche, ed essendo tanta la curiosità, ho concluso l’acquisto. Che è arrivato l’altro ieri nella buca delle lettere.

Scritto e stampato nel 1863 (la data in calce allo scritto è il 23 luglio), il testo è una vera e propria sfida al ministro della Pubblica Istruzione, il senatore siciliano Michele Amari. Questi, non solo non aveva dato seguito alla richiesta di Chierici di essere “nominato professore straordinario di Medicina Civile col relativo stipendio” all’Università di Torino – dove Chierici aveva aperto un corso libero della stessa materia, con buon riscontro di partecipazione e richieste di giornali medico-scientifici di pubblicare le lezioni –, ma aveva anche escluso qualsiasi contributo ministeriale alla pubblicazione del Trattato di Igiene sociale che Chierici stava pubblicando in quaderni successivi. A questa ulteriore vessazione lo studioso bolognese decide di rispondere pubblicamente, con questa che lui stesso definisce “azione legale”, anche se qualche amico lo avverte che, così facendo, avrebbe rischiato la vendetta del ministro e quindi di vedersi “chiusa decisamente la via alla  carriera che intendo percorrere”.

L’attacco dell’Azione è un panegirico della libertà di stampa, capace di far “risplendere la verità nella sua piena luce”, “onorare la giustizia”, ma anche di “scoprire e annientare le mene delle caste, e di sciogliere innanzi al tribunale dell’opinione pubblica gli intrighi di coloro cui piace lavorare nel mistero a danno altrui”. Nelle pagine seguenti Chierici ricorda la sua storia di patriota, esule e medico (vi scopriamo che di figli ne ebbe cinque, quindi altri tre oltre a Tito e Dora che avevamo già incontrato); enumera i suoi titoli a ricoprire la cattedra per la quale si era proposto; rende noti i riconoscimenti che gli avevano inviato personaggi del calibro di Bettino Ricasoli, Terenzio Mamiani, Niccolò Tommaseo, i ministri Minghetti, Cibrario e  Sella, nonché una sfilza di illustri medici dell’epoca. Poi passa all’attacco di coloro che, anonimi ma incaricati dal suddetto ministro Amari, avevano stroncato il suo insegnamento (li definisce “soggetti di merito mediocre”). Nega che abbiano mai assistito alle sue lezioni, ma comunque ne confuta le argomentazioni. E alla fine annuncia pubblicamente che intende “concorrere alla vacante cattedra d’Igiene fisica in questa R. Università e frattanto d’esservi destinato come professore straordinario“. I neretti sono dello stesso Chierici, che in nota “va giù” ancora più pesante: “Mi riserbo poi sempre di chieder la nomina di Professore libero d’Igiene, in base al programma universitario, con effetti legali, quando alle suespresse decisioni si ostinasse di non venire.” La sfida a questo punto è totale: “Il Pubblico prenderà conoscenza de’ miei umili studi: e sopravegliando alle decisioni che conseguiranno alle mie domande dal Ministro e dal Consiglio Superiore della Istruzion pubblica, si farà Giudice imparziale di me e dei miei Giudici”. Insomma, libertà di stampa e opinione pubblica al loro meglio…

Come andò a finire? Lascio la parola al Dizionario biografico degli Italiani Treccani: “Per i suoi meriti, lo stesso anno (il 1863, ndr), venne incaricato dell’insegnamento della pubblica igiene presso l’università di Torino”.

Tutto bene insomma? L’opinione pubblica e i buoni avevano prevalso sulle “mene delle caste”? Non ne sarei così sicuro. L’anno dopo, infatti, nel 1864 cioè, Luigi Chierici lasciò Torino (e immagino anche la cattedra) e tornò nella sua Bologna, dove qualche anno dopo aprì il primo istituto d’istruzione superiore femminile.

il busto di Luigi Chierici donato da mio nonno alla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna nel 1941

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