Lettere e letterine

A proposito di biglietti e dediche, lettere e letterine, tra le carte sicuramente più care a nonno Enrico c’erano proprio alcune lettere.

 

 

 

 

 

 

 

Quella scannerizzata qui sopra è una letterina (neppure tanto “ina” vista l’età di chi scriveva) di Enrico a sua madre per le festività del Natale 1887, scritta il giorno dell’antivigilia. Pochi mesi dopo Ernesta sarebbe morta nella sua casa di via dei Mille 18 (ci sono passato, non esiste più, al 18 c’è un edificio di un solo piano con un ristorante non mi ricordo se cinese…) ed Enrico, a sette anni, unico tra i cinque figli ancora viventi non sarebbe andato a vivere con il padre bensì con la famiglia Chierici.

Scrive Enrico con la sua bella grafia da bambino, su un foglio di carta pregiata con sovraimpressioni e l’immagine di un bimbo dalle bretelle rosse: “Cara mamma, in questi giorni in cui le mie compagne scrivono una bella letterina ai parenti, non ho voluto esser da meno di esse; ma non so se vi riuscirò, perché ancora è presto per me a dire tutte le cose che vorrei. Ti dirò alla meglio che ti voglio di molto bene; già lo sai: e che quando ti disobbedisco non lo fo per darti dispiacere, non lo fo per male: no davvero, davvero. Dunque perdonami e accetta tanti auguri per queste feste e per l’anno nuovo. Ora non ti dico altro; ti saluto e ti abbraccio. Tuo Enrico. 23 Dicembre 1887”. Che dire, se non che nel suo piccolo è un documento commovente e tenero, e pure ben scritto, la (prima?) lettera di un bambino affettuoso a una madre malata. (E, se posso aggiungere, con un uso maturo della punteggiatura: chi li usa più i punti e virgola?).

Oltre a questa lettera ce n’è un’altra che immagino fosse carissima a nonno, che doveva tenerla come una reliquia (e infatti è in sorprendente stato di conservazione) ed è una lettera di sua madre Ernesta bambina (un po’ più grande, aveva circa dieci anni) indirizzata alla di lei madre Costanza (anch’essa verso la fine della sua vita: sarebbe morta solo un anno dopo a 35 anni).

La lettera è datata 13 marzo 1854 e l’intestazione (quasi un esergo accanto a un’illustrazione in monocromo e la scritta stampata “Mercredi” con tanto di capolettera miniato) dice: “Alla mia buona Mammà, i primi concetti del mio pensiero”. Il testo è questo: “Mammà mia Vi voglio tanto bene; Voglio essere sempre buona; voglio dare consolazione a voi, e voglio studiare, lavorerò sempre bene, Vi do tanti baci, Vi saluto di cuore , e sono la vostra affezionatissima Figlia Ernestina”. (Sia detto per inciso, il 13 marzo del 1854 era lunedì, non mercoledì).

Assieme a questa letterina c’è anche una specie di quaderno, scritto sempre da Ernesta, in cui c’è la brutta copia di questa e di altre lettere, perché, come spiega lei stessa al padre, “Siccome Madame Cadet desidera che spesso ci esercitiamo a scrivere lettere, stimando ciò cosa utilissima; io voglio far sacri a Lei, mio caro Papà, i miei primi concetti, come a Mammà volsi ancora la mia prima lettera, essendoché a Loro, miei amatissimi Genitori, debbo l’inestimabile benefizio della istruzione, che vado ricevendo, non solo da Loro, ma ancora dalla stessa Cadet, la quale si presta per noi come un altra Madre…”. Lettere personali, ma poi anche lettere più generiche, esercizi di scrittura e anche per apprendere, credo, forme di cortesia, con una grafia che presenta qualche defaillance fino a esplodere, nell’ultimo foglio, in un liberatorio “Fine delle lettere”, scritto più in grande, appena sopra la firma: Ernesta Lopez.

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2 risposte a Lettere e letterine

  1. isabella ha detto:

    piccoli gioielli nei disegni, nella grafia e … nei contenuti

  2. enricogalantini ha detto:

    L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Probabilmente anch’io scrivevo lettere a Gesù bambino, da piccolo, o magari anche ai miei genitori. Usava e io ero un bimbo conformista (mai stato ribelle in 65 anni…). Certo non arrivavo ai livelli di mio nonno, come testimonia questa lettera pubblicata in un post nel blog sulla storia della mia famiglia, o di sua madre Ernesta, la mia bisnonna, che morì 65 anni prima che io nascessi…

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