Lettere dal fronte

Lettere al fronte, lettere dal fronte. Non sono tante le carte scritte ad Adriano e da Adriano. O almeno sono poche quelle che sono arrivate fino a me. E molte sono cartoline postali, più o meno dedicate a ricordare l’indirizzo al quale mandargli la posta. In massima parte la corrispondenza è tra Enrico e Adriano. Di Maria c’è solo una cartolina postale dell’8 dicembre 1915. E il famoso fazzoletto-biglietto di cui abbiamo già parlato. Ma nulla di quanto Adriano le scrisse dal fronte nei pochi mesi (sicuramente meno di dieci) della sua guerra. Evidentemente nonna Maria non ha conservato nulla, o forse, chissà, sono andate perse negli anni.

La prima cartolina da Mestre a Enrico è datata 27 luglio 1915. La data è scritta in grande e in verticale sull’immagine della statua del Colleoni a Venezia. Il testo è scheletrico: “Affettuosi saluti dal vostro Pietro Novi-Lena, volontario di guerra nel 3° reg.to artiglieria Fortezza – 17° gruppo – 12° compagnia Mestre (Venezia) – Zona di guerra”.

Enrico risponde con la lettera che ho già pubblicato. Racconta il 1° agosto della vita di Roma. Ringrazia Adriano delle sue cartoline (evidentemente almeno una di queste è andata persa). Gli racconta che anche l’amico Gino Melani è partito per il fronte. Gli chiede notizie della sua carriera: “E il prof. di calligrafia e capo del glorioso drappello di artiglieri che ebbi l’onore di salutare partenti da Roma è stato promosso caporale?”

Qualche giorno dopo (il 6 per l’esattezza) Adriano scrive una cartolina in risposta, con tanto di timbro VERIFICATO PER CENSURA: “Carissimo Enrico, grazie per la tua lettera; scrivimi quando ne hai voglia che mi farai sempre un immenso piacere. Saluti alla signorina e al Cavaliere; a te un abbraccio dal tuo Adriano”.

Passano quattro giorni e il 10 agosto Enrico manda a sua volta una cartolina all’amico. “Caro Adriano, grazie della tua cartolina. Non potendo scriverti a lungo ti mando questa con i saluti di tutti per te. Io fatico come un cane, alla lettera. Speravo che la guerra portasse diminuzione di lavoro ma accade il contrario. Ad altra mia quindi maggiori notizie, per adesso prenditi un bacio dal tuo Enrico”.

Poi c’è un mese di silenzio. E una lettera di Adriano il 17 che inizia parlando della morte di Gino Melani. “Carissimo Enrico, la tua lettera, che mi annunciava la scomparsa del nostro Gino, mi giunse mentre mi disponevo in riga per abbandonare Mestre e condurmi in questi primi lembi di terra italiana redenta, dove ci prepariamo ad aprire il fuoco sulle resistenze austriache”. Si unisce al dolore di tutti, ricorda che Gino gli aveva scritto una cartolina dalla prima linea mentre lui, Adriano, invece era a Mestre per curarsi una mano alla quale, “a forza di tirare la corda”, era venuto un “flemmone”, una sorta di infezione purulenta (anche se aveva scritto al padre che si trattava di una semplice ammaccatura al dito). Questo problema lo avevo tenuto lontano dal fronte più di un mese ma ora era pronto a tornare.

La lettera successiva è del 31 ottobre. È sempre Adriano a scrivere. L’inizio è scoppiettante (devo averlo già citato in qualche post…): “Le nostre batterie con un fuoco indiavolato stanno demolendo la resistenza austriaca, e la fanteria avanza, avanza sempre verso G.” Poi loda l’idea degli amici di ricordare con una fondazione Melani e chiede di parteciparvi. Ricorda le serate passate assieme nella “tranquilla e ospitale casetta” di Enrico,  il sorriso e l’arguzia di Gino. Chiede notizie dei Chierici, “gran brava gente che più si ricorda quanto più ne siamo lontani,”, manda “baci infiniti” e informa che i suoi sono andati a Spotorno.

Ancora una cartolina il 4 dicembre. Adriano ringrazia Enrico della sua ultima lettera, “buona, cordiale, amichevole come sempre”, lo esorta a “non strapazzarsi troppo” e gli dice che probabilmente a fine mese avrà qualche gior o di licenza che passerà a Spotorno dai suoi, “di là ti scriverò a lungo e penserò a raddoppiare il mio debito”.

L’8 dello stesso mese Maria scrive una cartolina ad Adriano. Dice di essere a Savona presso la sig. Ester. “Ti penso molto e ti amo infinitamente” scrive e, dopo i saluti di tal Sig. De Filippi e signorina,  chiude così: “Ti stringo forte al cuore dandoti tutti i miei baci – la tua Maria”.

Siamo quasi alla fine, ormai. Per Natale Adriano va in licenza due o tre settimane a Spotorno, dove lo raggiunge una cartolina di Enrico scritta il 13 gennaio. “Caro Adriano, volevo scriverti una lettera ma poiché in questi giorni ho una valanga di lavoro da sbrigare e un buon numero di colleghi malati mi limito per ora a dirti che ho ricevuto il vaglia  e a ringraziarti, meglio a ringraziare te e la sig.na Maria del buon ricordo che portate di me e più specialmente dei buoni propositi che avete per l’avvenire, avvenire che voglio pel bene di tutti augurare molto prossimo. Assolvo la sig.na Maria da ogni responsabilità per le parentesi per quanto l’omissione del Dott. sia grave. Vero è che risulta che Fagiolino divenne anche governatore ma mai dottore e quindi… Ti abbraccio e bacio, tuo Enrico. Ossequi al babbo, rispettosi saluti alla sig.na Maria”.

Lo stesso 13 gennaio Adriano parte per tornare al fronte. È infatti questa la data sul biglietto che dà il titolo a questo blog. “Vado alla guerra e ritorno subito. Tanti, tanti, tantissimi, infiniti baci e carezze alla mia bubetta e al mio ottimo babbo”. Firmato: “Babù-Adriano”.

Il 23 gennaio, l’ultimo scritto rimasto: una cartolina a Enrico in cui gli chiede se ha ricevuto la sua lettera da Spotorno e gli dà il suo nuovo indirizzo: 128° batteria d’assedio, 6° Corpo d’Armata. II armata. Zona di guerra.

Due mesi e poco più dopo, Adriano muore nel Collio. E tutto cambia.

P.S. Sulla fine delle lettere di Adriano a nonna Maria, la verità la racconta mia cugina nel post seguente.

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