Un Lopez sui Lopez

Devo alla costanza di ricercatore del cugino Luca Di Carlo, che me ne ha portato copia quando finalmente ci siamo incontrati a casa dell’altro cugino Enrico De Giovanni dopo Natale, la conoscenza di un libriccino sulla famiglia Lopez Celly scritto nel 1950 da Furio Lopez Celly (lontano cugino anche lui, anzi, più lontano) anche se sul titolo Una famiglia di patrioti campeggia la sigla F.L.C., evidentemente per una sorta di pudore nel firmare con il proprio nome un approfondimento sulla propria famiglia.

L'iscrizione sulla tomba di Filippo e Teresa Lopez Celly nella navata sinistra della Chiesa dei SS Apostoli, davanti alla cappella della Pietà

Tant’è. Non è che ci siano per me delle novità sconvolgenti. Se non notizie sulle origini dei Lopez e sulla contessa Teresa Celly, la bisnonna di nonno Enrico, la moglie di Filippo Lopez per cui, dopo di lei, quel ramo della famiglia si chiamò, “alla spagnuola”, Lopez Celly.

Dunque, a leggere F.L.C. i  Lopez appartenevano a “una delle più grandi famiglie della nobiltà spagnola” ed erano venuti in Italia “in seguito alla guerra di Successione” in quanto sostenitori degli Asburgo, perdenti rispetto ai vincitori francesi. Arrivarono a Roma da Amantea, in Calabria, dove erano giunti dalla Spagna. Conservatori, papalini spinti, con cariche importanti nelle amministrazioni pontificie e spesso militari di carriera, questi erano i Lopez a Roma nell’ottocento.

La famiglia Celly, invece, era “di spiriti repubblicani” e “tutta per Napoleone”. La contessa Teresa era in qualche modo imparentata all’imperatore (suo fratello ne aveva sposato una cugina) e di sentimenti antipapalini. Una bella querelle in famiglia, evidentemente. Che non impedì a Filippo e Teresa di avere sei figli, tra cui quel Vincenzo che fu poi il nonno di mio nonno.

F.L.C dà molte notizie anche su Tito, fratello di Vincenzo, del quale abbiamo già parlato, rimembrando il suo spirito caustico e il suo gusto per la battuta (nonché la storia dei due generali). F.L.C. ricorda invece come fu spietato nella lotta contro il brigantaggio: “Faceva subito fucilare i briganti, stranieri o nostrani che fossero, senza distinzione tra brigantaggio vero e proprio e legittimismo, nel luogo stesso in cui venivano catturati, e, a volte, per snidarli, era costretto ad affumicare le grotte ove si rifugiavano”. Ricorda poi che Tito partecipò come generale di brigata alla battaglia di Custoza nel 1866 (terza guerra d’indipendenza) e che “rifiutò di essere ministro della Guerra, vivendo modestamente senza sfruttare, come tanti, il suo passato”. Nulla invece dice sulla storia dei due fratelli (o meglio cugini) che vissero insieme, dopo Porta Pia, uno vincitore, l’altro vinto.

Una storia che evidentemente non collima con il carattere eroico e un  po’ serioso dei Lopez secondo F.L.C.

Questa voce è stata pubblicata in Documenti. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...